Il cenotafio

Il cenotafio, Whitehall

Il papavero della rimembranza

Il memoriale dell'ottava armata

The Italy Star

Londra e storia
Di Michele Tagliavini

Papaveri rossi
Albione?Mah...


Papaveri rossi.
Domenica 9 Novembre il centro di Londra era paralizzato. Migliaia di persone, uomini e donne, hanno sfilato per le vie del centro, passando davanti al cenotafio, su Whitehall. Si trattava della tradizionale sfilata della domenica della rimembranza, Remembrance Sunday. l’11 Novembre è un'altra giornata particolare, Armistice Day. All’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918 aveva termine ufficialmente la Prima Guerra Mondiale. In Gran Bretagna ancora oggi si osservano due minuti di silenzio alla stessa ora dello stesso giorno dello stesso mese, ogni anno.
Il giorno di Remembrance Sunday (sempre la seconda domenica di Novembre) i reduci e veterani di tutte le guerre o azioni di guerra combattute dalle Forze Armate britanniche sfilano davanti al monumento ai caduti, a pochi passi dalla residenza del Primo Ministro.
Schiere di anziani in abiti civili, con copricapo militare o bombetta, alcuni con l’ombrello portato come un fucile, altri in sedia a rotelle, spinti da parenti. Altri ancora nelle loro uniformi rosse, col tricorno nero, abbigliamento che indica l’appartenenza al Royal Hospital di Chelsea, una sorta di casa di riposo per militari dove molti veterani decidono di spendere gli ultimi anni della loro vita. Tutti con il petto adorno di decorazioni militari e medaglie commemorative. Sfilano in ordine, raggruppati per reggimenti, per armi, per categorie. Al loro passaggio davanti al simbolo dell’estremo sacrificio, vi lasciano una corona di papaveri rossi. Questi da alcune settimane a questa parte sono letteralmente fioriti all'occhiello della maggior parte delle persone attorno a noi, in televisione e addirittura sui radiatori dei taxi. Il papavero è il simbolo della rimembranza, l’omaggio della memoria ai caduti di tutte le guerre. Questo era infatti l’unico fiore che nascesse sui campi devastati delle Fiandre e nel 1915 John McCrae, un medico nelle forze canadesi, scrisse i seguenti versi:


In Flanders’ fields the poppies blow
Between the crosses, row on row,
That mark our place: and in the sky
The larks, still bravely singing, fly
Scarce heard amid the guns below.

We are the dead. Short days ago
We lived, felt dawn, saw sunset glow,
Loved and were loved, and now we lie
In Flanders’ fields.

Take up our quarrel with the foe;
To you from failing hands we throw
The torch; be yours to hold it high,
If ye break faith with us who die
We shall not sleep, though poppies grow
In Flanders’ fields.

 

Ma fu nel 1921 che una segretaria della YMCA Americana scrisse “And now the torch and Poppy red, wear in honour of our dead” e cominciò a vendere papaveri per raccogliere fondi da destinarsi agli ex-combattenti bisognosi. Di lì a poco si sviluppò l’idea di produrre dei papaveri artificiali e nel 1922 la Royal British Legion cominciò a distribuire i papaveri prodotti dalla Poppy Factory della Disabled Society, creata per aiutare i mutilati di guerra. Il papavero era, ed è tutt’ora, di semplice realizzazione per questo motivo.
Il Poppy Appeal ha mantenuto lo stesso significato e le stesse finalità negli ultimi 80 anni. In questo periodo vengono anche allestiti il Garden of Remembrance presso la cattedrale di St. Paul, e i Fields of Remembrance presso la Westminster Abbey. I giardini si riempiono di croci e papaveri, ordinati anch’essi per reggimenti, armi, specialità, campagne. E così ci si imbatte nell’associazione dei reduci dell’Ottava armata, che ha combattuto contro gli italiani in Africa e ha poi partecipato alla campagna d’Italia. Si vedono le croci a memoria dei caduti dello sbarco di Salerno, della battaglia di Montecassino, della campagna d’Italia in generale. E se si guardano i petti dei veterani, ci si può imbattere in una decorazione che ci riguarda da vicino. Il nastrino tricolore, bianco rosso e verde, la stella a 6 punte, e l’iscrizione “THE ITALY STAR”. Questa è la decorazione che indica i veterani della campagna d’Italia, che hanno prestato servizio tra il 1943 e il 1945.
Un altro legame tra il nostro Paese e questa terra che ci ospita: un legame forse talvolta controverso, molto individuale, che può provocare sentimenti contrastanti a seconda delle nostre personalissime storie familiari. Ma comunque un legame forte e indimenticabile.
Anche questo è rimembranza.

 

Michele Tagliavini © 2003 Italians of London. Tutti i diritti riservati.
Michele@ItaliansOfLondon.com

Fotografie di Michele Tagliavini© 2003 Italians of London. Tutti i diritti riservati.

Foto della Italy Star tratta da http://www.jangle.pwp.blueyonder.co.uk



 

Albione? Mah…


Mi è parso doveroso inaugurare la rubrica storica degli Italians of London cercando di scoprire l’origine di un nome spesso usato per identificare la Gran Bretagna o, più strettamente, l’Inghilterra. Come spesso accade, più la mia ricerca procedeva, più ne rimanevo confuso e mi ritrovavo nel baratro della mia abissale ignoranza.
Albione: chi era costui? O costei?
Mi limiterò dunque ad un elenco di ipotesi che ho trovato sparpagliate per internet e che formano un grossolano filo logico e cronologico, ricco di lacune, imprecisioni e sovrapposizioni di tempi.


Risalendo alle storie e ai miti che confluiscono nella saga del Sacro Graal, incontriamo Albione figlia primogenita di un re di Grecia (altri dicono di Siria), 4000 anni dopo la creazione del mondo. Destinata al matrimonio assieme a trenta sorelle, istiga queste ultime all’assassinio dei mariti per sete di potere. Catturate dopo il misfatto e condannate a morte, furono lasciate su una nave in balia delle onde. Come in ogni leggenda che si rispetti le cose non andarono secondo i piani e le sorelle furono trascinate per il Mediterraneo ed oltre, fino ad approdare in Gran Bretagna, dove Albione si stabilì, dando origine ai Celti e battezzando l’isola.
Il nome Albione (conosciuto ed usato dai Greci per indicare l’Inghilterra fin dal terzo secolo avanti Cristo e poi rispolverato dagli scrittori medievali) pare essere di origine Celtica, tanto da divenire l’archetipo del mondo Celtico, la Forma delle forme, l’aldilà spirituale dal quale esso traeva origine. Sempre stando alle antiche leggende, Albione era stata conquistata dagli Elfi sconfiggendo le popolazioni autoctone barbare, subordinando gli esseri umani e riducendoli in schiavitù. Questi riuscirono a ribellarsi e grazie a dei poteri magici spaccarono la terra, creando Erinni (Irlanda) e avvolgendo Albione da una spessa coltre di nebbia che permetteva l’ingresso solo ai puri di cuori. Gli Elfi se la presero con la propria dea Ashanna, la quale li punì rendendoli quasi ciechi e costringendoli alla vita nel sottosuolo di Albione.
Bella storia. Mi fermerei qui (anche perché comincio a sbadigliare), ma già dobbiamo mettere altra carne al fuoco: infatti, Albione era anche un gigante, figlio di Poseidone.

 

Secondo le Cronache di Holinshed, opera dell’epoca Tudor del tardo XVI secolo, i re Samoteiani, discendenti di Noè, regnavano in Inghilterra quando il gigante Albione vi arrivò, li sconfisse e impose il nome Albione.
A ciò si riallaccia il Poeta Willam Blake (1757-1827) quando narra che Albione, re di Atlantide, sfuggì all’inabissamento della città ed arrivò in Inghilterra, portando con se l’ultimo abitante, il quale diede origine ai Druidi. Albione è una figura adamitica, allo stesso tempo un individuo ed una metafora, l’Uomo prima della sua caduta, simbolo dell’Inghilterra delle visioni, la Nuova Gerusalemme della cosmologia di Blake. Stando però alle Cronache i discendenti di Albione furono poi scacciati da Ercole.
Mi levo subito dall’impaccio di un’analisi approfondita dell’opera di Blake o delle Cronache passando a quello che dovrebbe essere il capitolo finale dell’origine del nome dell’isola che ci ospita.
Nel XII secolo, la Storia dei Britanni di Goffredo di Monmouth narra come Bruto, discendente di Enea e Lavinia, cacciato dall’Italia tornò a Troia e da lì, dopo una visione profetica, approdò ad Albione. Scacciati i pochi giganti che vi rimanevano, la terra fu ribattezzata Britannia, nome che rimase anche dopo l’arrivo dei Romani.

 

Un’altra teoria è che invece il nome derivi dal termine celtico “brit”, che significa “luogo separato”. Qualunque ne sia la vera origine, resta il fatto che furono i Romani che per primi la effigiarono, personificandola, su di una moneta (138 AD), basandosi probabilmente su una dea locale di origine celtica. I Romani conoscevano il nome Albione, ma pensavano che traesse origine dal bianco delle scogliere di Dover.
Albione è da sempre rimasto in uso come termine letterario per indicare l’Inghilterra o la Gran Bretagna. Durante la Rivoluzione Francese fu coniato il termine “Perfida Albione”, poi ripreso dalla propaganda fascista di Mario Appelius, il quale coniò un’altra frase celebre dell’epoca: “Dio stramaledica gli Inglesi”. Questa esprimeva tutto l’astio che traeva origine dalla rivalità anglo-italiana nel Mediterraneo, la quale conobbe alti e bassi durante gli anni trenta e culminò nel Secondo Conflitto Mondiale. Ma questa è un’altra storia...

 

 

 

Michele Tagliavini © 2003 Italians of London. Tutti i diritti riservati.
Michele@ItaliansOfLondon.com

© 2003 Italians of London. Tutti i diritti riservati